Press

Da L’Eco di Bergamo, Quella Locanda d’epoca nell’ansa dell’Oglio di Elio Ghisalberti, 16 Dicembre 2016

Da Storie di Persone, Trattorie Lombarde che fanno la differenza: La Crepa a Isola Dovarese di Cinzia Tosini, 17 Novembre 2016

Da Guida Michelin 2017 – BibGourmand Caffè La Crepa, 15 Novembre 2017

Da “Italia a Tavola“, Pentole Agnelli e Slowfood presentano insieme la nuova guida Osterie d’Italia 2017 di Marco di Giovanni, 29 Ottobre 2016

Da “Vale un viaggio: 101 Meraviglie d’Italia da Scoprire“, Parco Oglio Sud, di Beba Marsano, Settembre 2016

Da Osterie d’Italia 2017, Le chiocciole 2017, Slow Food Editore

Da Gambero Rosso, Cibo, arte, ristoranti. Ecco cosa ne pensa Vittorio Sgarbi di Dario Pettinelli, 15 Settembre 2016

Da Terre di Lombardia, in cucina!, di Donato Novellini, 9 Settembre 2016

Da EastLombardy, La Crepa, qui si gusta la storia, 30 Agosto 2016

Da Gastronauta.it, Un gelato con 40 candeline, articolo di Davide Paolini, Giugno 2016 

Da Style Magazine (Corriere della Sera)Piccolo Paradiso Padano articolo di Beba Marsano – Maggio 2016

Da Guida L’ESPRESSO edizione 2016 – pag. 148

Siamo in riva all’Oglio tra Cremona e Mantova e la cucina attinge a entrambe le tradizioni, con attenzione al “senza glutine”. Il locale s’affaccia sulla bella piazza, il portico d’estate offre refrigerio. Luccio in salsa, anguilla e carpioni formano il piatto di pesce all’Isolana; con erba balsamica sono farciti i tortelli amari; classico il bollito misto con salsa verde e mostarda, fatta in casa come la giardiniera. Tra i dolci prevalgono i gelati. Cantina varia e stimolante. Sui 45 euro. (punteggio 14)

Da VivereCremona , Marzo 2016 Leggi l’articolo completo

2016-03-13 21.27.42

Da VANITYFAIR.it , Febbraio 2016 Leggi l’articolo completo

Da Guida Michelin 2016 – pag. 579

Affacciato su una scenografica piazza rinascimentale, il Caffè risale al primo ‘800, poco più tarda la trattoria, Oggi vi invita ad un nostalgico viaggio dal risorgimento agli anni ’60, passando per il liberty. Dalla cucina i piatti del territorio come gli gnòc à la mulinèra (riscoperta di un’antica ricetta locale) o la faraona alla creta. (Bib Gourmand)

Da AMICA, Dicembre 2015 Leggi l’articolo completo

Da La Buona Lombardia, edizioni Plan, Maggio 2015 Leggi l’articolo completo

Da “Menuale, cerca come mangi”, Marzo 2015

da Casalmaggiore

da Casalmaggiore

Da “Cucine d’Italia MAGAZINE”, 18 Novembre 2014 Leggi l’articolo completo

Da “I viaggi del gusto MAGAZINE”, Agosto-Settembre 2014

I Viaggi del Gusto Magazine

Da “CUCINA.corriere.it“, Maggio 2014 Leggi l’articolo completo

Da “servironline.wordpress.com“, Marzo 2014

Guida ITALYA di Vedat Milor (Turchia), Marzo 2014

Guida ITALYA di Vedat Milor (Turchia), Marzo 2014

Da “Gastromondiale” di Vedat Milor, Dicembre 2013 Leggi l’articolo completo

Da “La Repubblica”, 21 Novembre 2013

Bolasco 2013

Da “Altissimo Ceto”, Giugno 2013 Leggi l’articolo completo

Da “Cosmopolitan”, Febbraio 2013 Leggi l’articolo completo

Testata Cosmo

Da “World Wine Passion”, 11 Gennaio 2013 leggi l’articolo completo

Da “Le Blanc et le Rouge”, Dicembre 2012

Visualizzabile in pdf l’articolo della nota rivista francese che parla di noi. Una rivista dedicata agli appassionati di vino naturale Leggi l’articolo completo

Da “milliyet.com.tr”, Maggio 2012 Leggi l’articolo completo – read this entry

Da “Vogue Brasil”, Giugno 2012

“Ovo sem disfarce” Leggi l’aritcolo di Nana Caetano in portoghese

Da “Il Gastronauta, Radio24”, 25 Agosto 2011

Viaggio gastro-turistico lungo il fiume Oglio, di Davide Paolini

Da “il Sole 24 Ore”, 24 Luglio 2011

Andate lisci come l’Oglio, di Davide Paolini

Da “Toscano, la rivista del Club”, Giugno 2011

COME MANGIAVAMO di Roberta Corradin...E’ il DNA gastronomico del nostro paese, un frammento che si tramanda sempre uguale nel tempo dai genitori ai figli, un’identit&à quieta come l’acqua del fiume, sempre uguale a se stessa eppure sempre diversa, nuova, fresca. E’ il filone portante della ristorazione del nostro paese, operoso pi&ù che modaiolo, teso al lungo periodo della staffetta generazionale piuttosto che alla recensione strillata ad hoc il giorno dopo l’apertura, e proprio per questo talvolta penalizzato da un’editoria che insegue novit&à a tutti i costi. La notizia, a saperla guardare in filigrana senza sensazionalismi, &è che ci sono famiglie che hanno fatto un pezzo di storia del nostro paese, dal Piemonte alla Lombardia alla Toscana a Roma alla Sicilia, per accontentarci di condensare la nostra storia in poche tappe – ma ce ne sarebbero a sufficienza per un libro e forse due. (…) Seconda tappa nel sud della Lombardia, a Isola Dovarese, sulle rive del fiume Oglio tra Mantova e Cremona – un’altra terra baciata dalla storia, dall’arte e dalla gastronomia, monumentalizzata negli ineffabili tortelli di zucca. Le regali proporzioni di Piazza Matteotti fanno da teatro al Caffè La Crepa, che con la sala ristorante offre una sosta assai sostanziosa a dispetto del nome. Come il Piemontese Bardon ( a San Marzano Oliveto), anche il Caffè La Crepa era probabilmente già lì prima del 1832, anno a cui risale la prima certificazione ufficiale. Il Nome ” La Crepa ” viene dal nomignolo ironico con cui la gente del posto indicava il palazzo, visibilmente crepato. La famiglia Malinverno opera qui da sessant’anni, scevra dalle tentazioni delle mode gastronomiche, dedita piuttosto a perpetuare il modello avito dell’osteria padana, tra diverse varianti di salame cremonese, anguilla marinata, rag&ù di tinca, e la storica faraona alla Stefani (cucinata con uvetta, pinoli e una sfumatura di Marsala in omaggio a Bartolomeo Stefani, capocuoco alla corte dei Gonzaga). Franco Malinverno, al secolo Riccardo, mostra con orgoglio le storiche salette interne, tra cui quella dedicata al Generale Pistoia, senatore originario di Isola Dovarese nonchè ´ habitue´ dell’antico caffè, a cui nel tempo sono stati annessi un negozio di gastronomia e un’enoteca: in fondo anche questo in linea con la tradizione avita che vuole la classica osteria un locale polivalente, un take away ante litteram. (…) .

Da “WEBWINEFOOD”, Giugno 2011

La Crepa, piccolo emblema dell Italia in tavola – di Francesco Arrigoni…

Da “La Stampa”, Aprile 2011

Il Bello e Il Buono di Edoardo Raspelli…Ve l’assicuro, rimarrete a bocca aperta. Ve lo prometto, rimarrete senza parole, non solo perche´ la qualità del cibo sarà inaspettata e superiore a quanto avevate pensato, ma per l’ambiente, il posto, la posizione geografica. Alla vigilia delle vacanze, nelle festive giornate di fresca primavera, godetevi un angolo d’Italia pieno di sorprese. Siete tra Mantova e Cremona, nel cuore verde ed agricolo di un’Italia che sta sempre per essere inghiottita travolta stuprata da cemento, fabbrichette e magazzini (ma s &ì, scriviamolo alla lombarda perche´ &è la Lombardia la terra dello sfascio, assieme al Veneto). Abbracciamo i contadini che stretti stretti alle terre che coltivano con sacrificio e siamo loro riconoscenti perche´ ci regalano ancora oggi questo dolce paesaggio pianeggiante ma appena mosso che state attraversando. Si lascia la strada nazionale e si scende verso il cuore di Isola Dovarese: si oltrepassa l’augusto portale della casa di riposo, si scivola nel silenzio tra gli alberi d’alto fusto, ci si bea dei tavolini apparecchiati all’esterno di quel piccolo accurato gioiello che &è il gi &à recensito albergo Palazzo Quaranta e si rimane a bocca aperta davanti alla bellezza del nitore all’ampiezza solare della squadrata piazza Matteotti, ennesimo capolavoro nascosto e sconosciuto di un’Italia non per questo minore. In fondo alla piazza, in un Palazzo del Cinquecento le cui crepe antiche diedero il nome al locale, eccovi il portico dai muri massicci del Caffè La Crepa: il Tricolore garrisce accanto alla porticina che d &à sul bancone del bar-pasticceria, su tavolini da spuntino veloce, sull’entrata della affascinante enoteca e delle salette intime, raccolte, straordinariamente fascinose, piene delle risa anche fragorose di una clientela amichevole e godereccia che qui incontra (a parte qualche caduta di alcuni) la professionalit &à cordiale sorridente e ammiccante dei fratelli Fausto e Franco Malinverno che mandano avanti il locale seguendo la tradizione di famiglia. Dalle 10 alle 15 e dalle 18 in avanti la crepa funziona anche come bar (accanto ai ghiotti biscotti Isolini di un artigiano, le Caramelle Marca Leone), poi ai tavoli del ristorante arrivano le leccornie di Terra, Territorio e Tradizione: frittata e polpettine piene di sapore, la squisita anguilla marinata ed il soave baccalà in insalata condito con Olio del Garda (accidenti, arrivano contemporaneamente!!!), la trippa che ha il sapore di quelle che le nonne facevano un tempo, lo storione (non “del Po”), allevato dalla Agroittica Lombarda di Calvisano, Bs, ma buono lo stesso), il rognone trifolato e il ghiotto assortimento di Grana Padano. Squisito casalingo gelato alla crema con Sherry e per chiudere un goccio di suadente meravigliosa artigianale liquirizia di Scalea. 50-55 euro a testa per mangiare tutto e bene.

Da “A Tavola”, Novembre 2010

Elisir di Lunga Vita di Daniele Gaudioso… Il Caffè La Crepa è lì, a dominare la splendida piazza Matteotti di Isola Dovarese, piccolo paese sulle rive dell’Oglio, tra Mantova e Cremona, nel cuore della pianura Padana. E’ lì in quell’angolo dal 1832, una vera istituzione, il cuore pulsante della vita gastronomica del paese. Una volta la gente del posto, nei giorni di festa, vi andava a comprare il pesce e molte altre prelibatezze per cucinarle poi a casa. Oggi le abitudini alimentari sono cambiate, ma la famiglia Malinverno, che governa il Caffè da sessant’anni, ne ha fatto la casa di tutti, sapendo sempre adeguarsi ai tempi e alle mode del momento, senza però mai perdere di vista la strada maestra, con il massimo rispetto per la tradizione e la qualità. In questo bel palazzo del Cinquecento il tempo sembra proprio essersi fermato, trasmettendo all’ospite quella sensazione di tranquillità, di calma e di energia, che solo certi vecchi locali sanno regalare. Varcata la soglia, ecco la rassicurante presenza del bancone del bar e poi varie salette cariche di storia, pronte per ambientarvi un film risorgimentale. Cura del particolare, pochi fronzoli e orpelli (…). Così le migliori carni, i pesci d’acqua dolce e le verdure, hanno un sapore tutto particolare, come ad esempio la mostarda fatta in casa, che saprà aprirvi il cuore e il respiro, come un elisir di lunga vita. Finalmente non vi resterà che venire a provare di persona, scoprendo che l’amore e la dedizione che questa bella famiglia ha per il suo lavoro, possono essere trasmesse anche dal profumo intenso di un brodo fumante. Che vi farà sentire, veramente, come foste a casa vostra!

Da dissapore.com, Novembre 2009

Ho scritto Crepa sulla sabbia _ Dissapore, di Stefano Caffarri

Da lagrandeabbuffata.wordpress.com, Luglio 2009

Leggi l’aticolo dedicato al Caffè La Crepa, Isola Dovarese (CR) By Sararlo

Da “il Sole 24 Ore”, Domenica 26 Luglio 2009

Un gustoso tuffo padano di Davide Paolini… Mare, montagna, laghi tutti in fila per ore e ore alla caccia di un ombrellone in spiagge affollate o stanchi per ore di cammino in altura alla ricerca di un rifugio, di una baita dove trangugiare birra e acqua per dissetarsi. Peccato le vacanze siano spesso solo cos&ì. E perch&&e´ non immaginare invece un viaggio gastronomico in terra Padania, simbolo di dieta padana controcorrente, rispetto alla tanto sponsorizzata dieta mediterranea? Si perchè coloro che sono convinti di gustare pesce vivo (meglio del fresco, come afferma un trattore di Metaurilia) in agosto nei posti marini doc, forse non sanno del fermo biologico in molti mari o divieto di pesca di tonno rosso del Mediterraneo. Tra Cremona, Crema, Mantova, Piacenza e Parma (soprattutto i territori di queste diverse province spesso coperte di nebbia in inverno) c’è un mondo artistico-culturale-gastronomico tutto da scoprire per soddisfare al tempo stesso pancia e cervello. Un territorio dove soprattutto la cultura materiale trova le sue eccellenze (il pensiero corre al Mulino del Po di Bachelli, al pensiero di Piero Camporesi) a cominciare da quel Peppino Cantarelli di Sambuseto di Busseto, che con la sua tabaccheria-trattoria ha lasciato un segno indelebile nella ristorazione italiana. Il suo stile, la bravura in cucina di Mirella hanno sviluppato un modello di trattoria con la “T” maiuscola che ha avuto molti seguaci a cominciare dal “Caffè la Crepa” dei fratelli Malinverno (piazza Matteotti, 14 t. 0375 396161). Sono i nostri “bistrot” di cui la famiglia Santini del Pescatore di Cannetto sull’Oglio ha sublimato il concetto, dimostrando che si può essere locali ma pensare globale fino ad arrivare ai vertici mondiali. Sembra che il tempo si sia fermato in quella splendida piazza di Isola Dovarese, seduti ai tavoli esterni, di fronte a palazzi storici, pensando quanto sia affascinante questa Italia, ma incurante delle sue bellezze da esporre al turista-viaggiatore. Una riflessione che prosegue a Pomponesco, divorando i “guade” con qualche fetta di salame nel locale “Cavalier Saltini” o ancora a Curtatone alla “Locanda delle Grazie”, a Cicognolo l’Osteria de ll’Umbrelèer. La Crepa porta il nome storico di caffè; lo è pure all’aspetto e nella saletta dai ferri battuti liberty, ma di fatto, come sottolineato , una Trattoria con T maiuscola dove la cucina continua essere quella d’antan con il sue menu del fiume o del cortile con quel piatto di marubini in tre brodi (carne, pollo e salame fresco), con il riso e verze, con il luccio e la polenta. E come il grande Cantarelli, oltre al savarin di riso con rag&ù e lingua, ha qualcosa di francese, l’eccellente scaloppa di foie gras padellata al porto, la vasta scelta di Champagne e di pinot nero della Borgogna. Ma ovviamente c’è posto per i salumi locali, l’insalata di baccalà, la fantastica trippa leggera, leggera, il cotechino alla vaniglia, le frittate perdute i gelati della casa. Sine qua non sempre !.

Da “il Turismo Culturale”, Marzo/Aprile 2009

A tavola nella Grande Pianura di Samuel Cogliati CHI NON CREPA… SI RISTORA Territorio comune e storia appena diversa, quella del Caffè La Crepa di Isola Dovarese. In questo borgo bordato dalle acque dell’Oglio, lo storico palazzo della Guardia ospita il Caffè dal 1832. Il locale si affaccia sulla monumentale piazza gonzaghesca, voluta dal ramo di Sabbioneta di questi mecenati rinascimentali, e fascinosamente sproporzionata, per un borgo rurale di 1.200 anime. Quando nel 1951 i Malinverno presero in gestione il Caffè, ne preservarono l’antica vocazione ibrida: un po’ caffè elegante (vi veniva il senatore Pistoia), un po’ gelateria, un po’ alimentari. “La nostra scuola – rievoca Franco – è quella di Beppino Cantarelli, che nel suo locale di Samboseto vendeva dalle sigarette alla Romanee Conti…”. L’impronta del maestro della Bassa si legge anche nelle ricette: a dispetto delle mode, non si sono mai allontanate dal legame con la tradizione e i suoi luoghi. “Sono quasi 60 anni che abbiamo in menu certi piatti, come il suo savarin di riso. A noi piace evolvere, mettere le cose in discussione, ma bisogna avere un legame con le cose che si fanno, sentirle. Il savarin lo faccio perchè l’ho mangiato tante volte, l’ho dentro di me. (…) Anche la Crepa sotto la propulsione di una produttiva esperienza nella vendita di vini pregiati (che la portò a servire Santini e Marchesi) ha spiccato il volo negli anni Novanta.  “La svolta -spiega Franco- è arrivata durante un viaggio a New York. In un grande locale, capimmo che il futuro della ristorazione era offrire un menù completo e raffinato o solo un’insalata. Tutti sono clienti”. Oggi il Caffè serve l’anguilla alla latta e i marubini ai tre brodi, la faraona al cartoccio ispirata a Mario Soldati ma anche un semplice panino con il salame per pranzo. “La ristorazione dev’essere convivialità: si può mangiare a questo tavolo e cantare a quell’altro. Magari per finire a farlo insieme”.

Da Corriere della Sera Magazine, Febbraio 2008

PECCATO DI GOLA di Maurizio Di Gregorio: Arrivando a Isola Dovarese, piccolo Borgo padano tra Mantova e Cremona, delimitato dallo scorrere del fiume Oglio, si nota subito quanto, in passato, sia stato stretto il suo legame con l’acqua. Addentrandosi nel paese si giunge nella maestosa piazza cinquecentesca, affacciati su di essa tre splendidi palazzi, uno dei quali, Palazzo della Guardia, ospita il Caffè La Crepa e l’annessa enoteca, gestiti dai due fratelli Malinverno. Reale cucina del territorio legata alla cultura e alla memoria nel ristorante, mentre nella bottega ampia offerta di vini e prodotti alimentari. Tra questi la mostarda cremonese, confezionata artigianalmente seguendo la ricetta tradizionale e mantenendo le lunghe fasi di preparazione. La frutta… .

Da “L’Espresso”, Gennaio 2008

CROCEVIA DI SAPORI di E. Vizzari La voglia di trattoria che da tempo tocca i frequentatori di ristoranti scottati da cucine &”tutto nel conto, niente di buono nel piatto&”, impone di essere molto critici e selettivi.(…) Se l’abito non fa la trattoria, insomma occhio agli osti furbi e mettiamoci a caccia degli indirizzi garantiti, che non tradiscono mai. Fra i migliori in assoluto c’&è la Crepa, a Isola Dovarese, sulle rive dell’Oglio, dove &è ballerino il confine tra Mantova e Cremona e forte &è l’influenza di Parma. Logico che la cucina de La Crepa sia crocevia di ispirazioni, prodotti, ricette e piatti grandiosi, tutti all’insegna di una straordinaria schiettezza e di una imbattibile qualità, perchè Fausto e Franco-Riccardo Malinverno hanno trasfuso ed esaltato in questo bel caffè di paese la passione e l’impegno che hanno ereditato dai genitori, osti a loro volta. (…) Si beve benissimo, si mangia anche meglio e si spendono, mettendosi d’impegno, 40-45 euro. Questa è civiltà.

Da “Financial Times”, Giugno 2006

… this trip also provided the opportunity to return to one of my favourite and most atmospheric places in Italy: La Crepa in Isola Dovarese, 15 km east of Cremona. Housed in a building that in the 15th century belonged to the Duke of Mantua, it is now run by a family who still use vaults for their original purpose – to house salami and wines. On the ground floor brothers Franco and Carlo (Fausto) run a food and wine shop, cafè, gelateria, and restaurant, all of which – to judge from the picture on the wall, the style of the cooking and the ridicolously low prices on the menu – can only be summarily described as “from another era”.

Da “Gazzetta di Parma”, Novembre 2005

La Crepa, metti in tavola il meglio di un territorio di CHICHIBIO… Se la ricorrenza dei defunti vi porta verso la provincia di Cremona, fermatevi qui, dove in quei giorni si usa ancora offrire, a tutti, una tazza di fagioli dell’occhio con le cotiche, quella tazza che era la prima consolazione per i parenti colpiti dal lutto. Insieme con questo, troverete sempre tradizione, ospitalità, gentilezza squisita e naturale in un palazzo antico del XV secolo sulla grande piazza gonzaghesca. All’interno del locale molto buon gusto e oggetti antichi. Cucina, ambiente, carattere del cuoco qui sono tutt’uno e si modulano su note di ragionata nostalgia e amore per il territorio. Senza esibizioni, senza proclami: qui sanno &”come si fa &”, ma lo lasciano dire alle cose…

Da “Gambero Rosso”, Ottobre 2005

Ristoranti d’Italia 2006 – I TRE GAMBERI “Un posto d’altri tempi, ospitato in un palazzo del XV secolo, affacciato sulla piazza principale del minuscolo centro abitato”… ” Una carta dei vini ricca, che addirittura non annovera tutte le bottiglie di cui il locale effettivamente dispone, e sui quali i patron saranno più che disponibili a guidarvi. Una tale cantina trova degno riscontro nella cucina, dove l’altrove spesso abusata parola “territorio” qui può essere evocata a ragione, accompagnata da memoria e cultura”…”E’ un posto dove si sta comodi, grazie all’accoglienza e al servizio, gentile e professionale, e dove viene subito voglia di tornare.”

Da “Gambero Rosso” Gennaio 2005

…”Quali meraviglie si possano fare con una cucina di casa lo ha dimostrato più di ogni altro Nadia Santini. Lei ci ha fatto capire che non esistono limiti, che anche con gli ingredienti più semplici si possono comporre dei capolavori”. Franco Malinverno, il cuoco della Crepa, condivide con la chef di Canneto sull’Oglio gli umori e le nebbie della Bassa e uno stile tutto familiare di accoglienza. Anche se La Crepa non ha spiccato il salto verso l’obiettivo fuori portata (per scelta o per conto di realtà) dell’alta ristorazione che il Pescatore di Canneto incarna. Ma l’eccellenza in Italia sta anche dietro agli usci di casa come provano appunto i tanti locali premiati anche quest’anno dalla Guida dei Ristoranti con il riconoscimento dei Tre Gamberi (tra i quali appunto La Crepa), autori di una cucina fortemente ancorata al localismo gastronomico e a tradizioni a carattere fortemente familiare. Tutti questi locali non guardano infatti troppo lontano dai propri confini e non si stancano di interrogare le ricette di parenti amici e conoscenti.

Da “Il Venerdì di Repubblica”, Ottobre 2005

ALLA CREPA IL MENU’ E’ SENZA CREPE… DI GIANNI E PAOLA MURA. La crepa, dunque. C”è o non c’è. C’era, sulla facciata del Palazzo della Guardia (fine ‘500, come la grande piazza voluta da Giulio Cesare Gonzaga, immensa nei suoi 80 metri per 40 se rapportata ad un piccolo centro). Una scossa di terremoto ai tempi della prima guerra mondiale, dicono. E così s’è chiamato il Bar Trattoria (ora anche gelateria, propria produzione) che dal 1832 ha la licenza. Ma la crepa, intesa come fessura di tristezza, è qualcosa che si manifesta ancora, quand’è il momento di alzarsi da tavola e andarsene altrove. Perchè alla Crepa di Isola, un’isola a Isola, un’oasi, un luogo illuminato dagli dei ma anche dagli uomini, dovrebbe chiedere asilo politico non solo chi ama mangiare e bere bene al giusto prezzo, ma chi crede alla cucina del territorio (senza tante rivisitazioni, vivaddio), alla grandezza della semplicità. I fratelli Malinverno ce li aveva segnalati più di vent’anni fa Antonio Santini, del Pescatore di Canneto. La loro enoteca, il bar dove fare merenda con salumi e formaggi. Questo &è il bello della ristorazione: uno può avere le posate d’argento, un altro no, ma si parla la stessa lingua. Dal ’97 alla Crepa si mangia ben più d’una, merenda. Franco Malinverno è ai fornelli con Matteo Marini e Vittorio Leani, suo fratello Fausto in sala. Due piatti sono dedicati alla memoria di grandi padani: il savarèn di riso e lingua a Mirella e Peppino Cantarelli (più corretto savarin, ma qui lo scrivono apposta alla parmigiana) e la scaloppa di storione con salsa al cabernet a Gianni Brera. Per iniziare: splendida giardiniera casalinga, frittatona alta e soffice, salame in due versioni (locale e cremonese), lodevoli per l’aglio ridotto al minimo, ma anche prosciutto Pata negra (del produttore Joselito, non del primo che passa) E poi (…) vini anche a bicchiere, splendida cantina, gentilezza innata e buona notizia per finire: tra non molto cinque camere al piano superiore. La zona &è affascinante ma nebbiosa.

Da “Finenacial Times” Luglio 2004

“… I was quite unpreared for my meal at La Crepa in the small, walled town of Isola Dovarese. Its..” “… The town walls were medieval but Monica’s Mercedes was definitly 21st century.”

ITA “Devo ammettere di essere stato piuttosto impreparato al mio pasto alla Crepa, nella cittadina murata di Isola Dovarese. La guida descrive La Crepa come un caffe´, una gelateria e un’enoteca; non dice che la costruzione risale al XV secolo e che venne aperta, ovviamente era pi &ù spartana, nel 1832 o che all’interno ci sono meravigliose salette da pranzo; nel centro di una sala c’è il prosciutto spagnolo che i due gestori comprano da Monica. I due fratelli Fausto e Franco, sempre presenti, sanno combinare in modo straordinario la profonda conoscenza dei vini all’attenzione per il cliente.Cos &ì come straordinaria & &e´ la qualit &à del cibo. La cena & &e´ cominciata con un piattino di polenta, luccio locale e un piatto di prosciutti del posto. E’ proseguita poi con tortellini alle erbe di San Pietro. A seguire due piatti classici: un savarin di riso con piselli freschi, il cui riso era stato cotto in modo da poter degustare ogni singolo chicco e con una quantità di Parmigiano necessaria solo a amalgamare il piatto piuttosto che ad ammazzarne il sapore. Sono arrivati poi i tortellini in brodo nei quali Franco ha versato un bicchiere di Lambrusco frizzante.A seguire altri tre piatti: un piattino di foiolo, la parte pi &ù magra della trippa; in provolone di 27 mesi, alto come una rotella di Cheddar con la loro versione del membrillo, gelatina di mele cotogne ma speziata con senape e una coppa di gelato alla vaniglia guarnita con un cucchiaio di aceto balsamico. Quando me ne sono andato, non capivo in che secolo ero immerso: la cucina riscopriva tradizioni passate; le mura del paese erano medievali ma la Mercedes di Monica era del XXI secolo.”

Da “British Airwais Magazine”, Luglio 2004

Un articolo comparso sulla rivista di bordo della British Airways elenca le migliori pietanze del mondo e tra loro compaiono i nostri marubini in brodo “full-optional”, ovvero affogati nel lambrusco mantovano. Leggi l’articolo della rivista di bordo

Da “FT Magazine”, Marzo 2004

La nota rivista inglese elenca i migliori 25 ristoranti del mondo. Con grande piacere notiamo di essere fra quelli. Leggi l’articolo completo

Da “Locum Destination Review”, Autunno 2003

Nicholas Lander, noto giornalista del Financial Times, consiglia il Caffè La Crepa (Isola Dovarese, Cremona, Italia) e ElBulli (Roses, Girona, Spagna) a tutti coloro che vogliono trasformare il loro soggiorno in Europa in qualcosa di indimenticabile. Una grande soddisfazione per noi. Leggi l’articolo completo

Da Gambero Rosso, Novembre 1998

…Con orgoglio vanta, potendoselo permettere, i vini migliori del mondo e tante buone specialità gastronomiche regionali. Tanti sono gli esempi in fatto di vini: Chateau Margaux, Solaia, Sassicaia, eccezionali Sauternes, Porto invecchiati quarant’anni, Armagnac. …Se non si arriva troppo tardi si può approfittare della vicina e sfavillante drogheria di lusso, più per la qualità che per i prezzi, gestita sempre da Malinverno, che offre, oltre a tutti i prodotti dell’ enoteca, paste varie, oli, aceto balsamico tradizionale, in pieno inverno tartufi di varia provenienza e tanti tipi di mostarde di frutta e verdura prodotte nel club Le Tamerici tra le quali la raffinata e introvabile mostarda d’ anguria.

Da “Cioccolata & C.” – anni novanta

Nel quattrocentesco palazzo della guardia, affacciato su una splendida piazza rinascimentale, troverete questa famosa gelateria storica. All’interno, l’ambiente è rimasto quello d’inizio secolo, con le sedie Thonet, i tavolini con le basi in ferro e le antiche specchiere dorate. Ma a incantarvi saranno soprattutto i gelati, all’altezza della fama del locale.

Da “Grand Gourmet”, Autunno 1995

…Avvicinatevi fino a leggere l’ insegna bombata di ferro smaltato bianco che campeggia in facciata e che incorniciava le osterie di fine secolo: è il Caffè La Crepa, modesto gioiello di ospitalità che deve il nome alle mille venature del tempo che animano la storica costruzione in cui ha sede. Dal 1° gennaio 1919, come recita la prima licenza ufficiale; dal 1877, come tramandano la memoria popolare e una multa scoperta tra i ricordi, rifilata all’osteria progenitrice per aver usato pentole di rame non stagnato…

Da “A Tavola”, Giugno 1991

…C’è un legame strettissimo fra il bar (con gelateria artigianale, ottima) e l’Enoteca Malinverno, situata poco distante. Franco e Fausto Malinverno, i titolari, dicono di esserci nati, in osteria. Al bar ancora lavore la madre, Elda, grande cuoca (i suoi tortelli sono famosi in zona). E si tramandano le tradizioni: baccalà il secondo mercoledì delle Ceneri, cotiche con fagioli il giorno dei Morti…

Da “Il Manifesto”, martedì 12 gennaio 1988

Ogni tanto, fortunatamente, ci si imbatte in esercizi organizzati in maniera razionale, costruiti a dimensione d’uomo, gestiti da persone appassionate e competenti prima che abili venditori. E’ questo il caso della, e la storia singolare, di un’enoteca posta non in un grande città (la Roma dei Trimani, La milano dei Solci e di Cotti) bensì in un paesino di 1500 abitanti, Isola Dovarese, pochi chilometri da Piadena e Cannetto Sull’Oglio, ma soprattutto collocato al centro di un’ampia area padana che comprende bassa bresciana, provincia di Cremona, circondari di Mantova e Parma. Stiamo parlando dell’Enoteca Malinverno (…) sorta per iniziativa dei Fratelli Malinverno, “rampolli” trantacinque-quarantenni di una famiglia operante a Isola Dovarese, nel campo dei pubblici esercizi, da ben 35 anni, con un bar collocato nella splendida e ampia piazza gonzaghesca. “Figli d’Arte” e grandi appassionati di vino, i due Malinverno riecevono la folgorazione enotecaria nel 1974, seguendo un corso per sommelier.

Da “Gazzetta di Parma”, sabato 5 dicembre 1987 (articolo di Franco Ziliani)

Come orientarsi tra i vini? Basta visitare un’enoteca. Il caso singolare dell’Enotenca di Isola Dovarese, nel Cremonese: una vera e propria guida per il cliente o il neofita – La tradizione vinicola italiana